Visitare sulmona

  • SulmonaSulmona, piazza Garibaldi
  • Sulmona/Sulmona
  • GiostraGiostra Cavalleresca di Sulmona

Sulmona, famosa per la produzione di confetti, è posta nella parte meridionale della Conca Peligna, tra le montagne abruzzesi, non distante dal Parco nazionale della Majella, a circa 350 metri di altitudine. Immersa nel verde è una cittadina tranquilla che si presenta con un impianto urbano longitudinale limitato dai due fiumi, il Gizio ed il Vella, che, in passato, ne hanno contenuto l’espansione ad est e ad ovest. Urbanisticamente l’abitato non si sviluppa molto in altezza, le case sono al massimo di due o tre piani, a causa della frequente attività sismica del territorio sul quale sorge.
Le sue origini sono molto antiche, qui è nato Publio Ovidio Nasone, conosciuto più semplicemente come Ovidio, (43 a. C. – 18 d. C.), famoso poeta latino autore delle Metamorfosi. Della dominazione romana vi sono ancora tracce nell’impianto urbano, mentre nel medioevo fu un importante centro, infatti Federico II di Svevia vi istituì un'università. Con il rinascimento iniziò un lungo periodo di ascesa e splendore culturale durante il quale nacque la famosa Scuola Orafa Sulmonese. In seguito al terremoto del 1706, la città fu in ginocchio e si risollevò durante l’800, registrando una grande crescita economica.

COSA VEDERE A SULMONA

Si accede al centro di Sulmona, arrivando nella Piazza Garibaldi, attraversando le monumentali porte della città, la piazza è una delle più grandi d’Italia. Nella piazza si svolge a Giostra Cavalleresca di Sulmona. A Decorare la piazza vi è il Fontanone, realizzato in calcare della Majella. Caratterizzano la piazza anche le 21 arcate del monumentale l’Acquedotto medievale di Sulmona, costruito nel 1256 dal figlio di Federico II di Svevia.
Sulla piazza di affaccia la Chiesa di Santa Chiara di Sulmona venne fondata tra il 1260 e il 1269 con annesso monastero delle clarisse. Della struttura duecentesca originaria resta molto poco perché il terremoto che colpì Sulmona nel 1456 ne rese necessaria la ricostruzione. All’interno si conservano la pala d'altare raffigurante Santa Chiara in gloria del pittore di scuola napoletana Sebastiano Conca e l'ovale raffigurante lo Sposalizio della Vergine, opera di Alessandro Salini. Inoltre molto belli sono gli arredi lignei come le ante del portale maggiore risalenti al 1671 e i coretti in legno scolpito e dorato. Gli spazi riservati al convento delle Clarisse dopo una fase di declino vennero adibiti ad altri usi, la cappella riservata al culto delle sole clarisse insieme ad altri due vani, è utilizzata come spazio espositivo del Museo Diocesano di Arte Sacra; altri tre locali sono riservati alla Biblioteca Diocesana e nelle altre stanze è esposta la collezione della Pinacoteca Comunale.
Sempre su piazza Garibaldi si trova la Chiesa di San Filippo Neri, l’interno, ad aula unica con quattro altari posti ai lati, venne rimaneggiato dopo il terremoto del 1706, presenta una decorazione barocca di stampo settecentesco.
La piccola Chiesa di San Rocco, situata anche questa sulla piazza Garibaldi, ha origini quattrocentesche, a navata unica coperta con una calotta circolare decorata con il motivo dei cassettoni. Durante il restauro del 1992 si è evidenziato che la copertura della chiesetta originaria era a botte decorata da affreschi.
Da visitare è la Chiesa di San Francesco della Scarpa la cui fondazione è antichissima, antecedente all'anno mille e ampliata e arricchita da Carlo D'Angiò nel 1290. Rimaneggiata più volte nei secoli successivi, la chiesa presenta ancora oggi una bella facciata tardo-gotica con un magnifico portale, strombato con sei colonne per lato e con la lunetta affrescata nel primo cinquecento con l'immagine della Madonna con bambino tra San Francesco e la Maddalena. L'interno della chiesa decorato con stucchi di Pietro Piazzoli conserva in controfacciata l'organo del 1754, di Domenico Antonio Fedele da Camerino, un Crocifisso ligneo del quattrocento, resti di affreschi tardo trecenteschi e Pala della Visitazione di Giovanni Paolo Olmo del '500.
Nel centro storico si trova la Cattedrale di Sulmona dedicata a San Panfilo edificata, nel 1076, su un preesistente tempio romano dedicato ad Apollo e Vesta. Si presenta con una facciata a cortina, molto diffusa in Abruzzo nel periodo medioevale sulla quale si apre un bel portale ogivale è fiancheggiato da due edicole gotiche dove alloggiano le statue di San Pelino e San Panfilo. L’interno della basilica è a tre navate con il presbiterio in rialzo dove si trova un coro ligneo del 1751. Lateralmente al presbiterio si apre la Cappella del Sacramento, da una scala si accede alla cripta che rappresenta la parte più antica della cattedrale dove sono conservate le spoglie di San Panfilo, il suo busto reliquario e un bassorilievo rappresentante la Madonna detta delle Fornaci risalente al XII secolo.
Da visitare è il complesso dell'Annunziata, formato dalla chiesa, dal Palazzo dell'Annunziata che ospita il Museo civico Palazzo dell’Annunziata e dal campanile di 65 metri che e svetta sul panorama di Sulmona, costruito tra il 1565 e il 1590. La Chiesa della SS. Annunziata venne eretta 1320 dalla confraternita dei Compenitenti assieme all'annesso ospedale, ma fu più volte ricostruita nel tempo per cui, oggi, non conserva tracce della originaria costruzione. L'interno è a tre navate interamente decorato da stucchi. Tra i dipinti che vi sono conservati ci sono gli affreschi di Giambattista Gamba, due opere di Giuseppe Simonelli, allievo di Luca Giordano, e la Presentazione al tempio ed una Annunciazione di Lazzaro Baldi, artista toscano allievo di Pietro da Cortona.
Nel Museo civico Palazzo dell’Annunziata si conserva la “domus di Arianna”, si tratta di un’area archeologica musealizzata dove sono visibili i resti di un’abitazione romana databile tra il I secolo a.C e il I secolo d.C. Al piano nobile è ospitata la sezione archeologica dove sono esposti reperti di epoca italica e romana, provenienti dagli scavi condotti nel territorio. La sezione medievale, rinascimentale e moderna raccoglie numerose opere d’arte sacra e oreficeria, bassorilievi medievali, affreschi di scuola abruzzese. Nella sala del campanile vi è ospitato il Museo del costume abruzzese e molisano e della transumanza, dove sono conservati costumi popolari del XIX secolo e oggetti usati dai pastori durante la transumanza.
Altro edificio da visitare a Sulmona è la chiesa di Santa Maria della Tomba che sorge, secondo la tradizione, su edifici preesistenti identificati in un tempio dedicato a Giove Capitolino o nella dimora del poeta Ovidio. Un’iscrizione posta sulla porta della sagrestia fa riferimento ad un tempio pagano. Il nome della chiesa deriva dal fatto che un tempo al centro della navata centrale era presente un sepolcro demolito nel Seicento. L’interno è decorato con affreschi risalenti al XV secolo.

EVENTI A SULMONA

In estate si tiene a Sulmona la Giostra Cavalleresca con annesso Corteo Storico con la partecipazione di oltre 400 figuranti: sbandieratori, tamburini, suonatori di chiarine, dame e armigeri, tutti in abiti d’epoca. La manifestazione risale agli Svevi e fu molto in voga al tempo degli Aragonesi, la Giostra odierna viene organizzata su un campo a forma di otto, lungo il quale sono poste le quattro sagome di cartapesta da cui pendono tre anelli, da 6, 8 e 10 cm, che devono essere infilati con le lance. Durante tutta la settimana precedente, a contorno della manifestazione vengono effettuate numerosi eventi ed esposizioni gastronomiche.

PRODOTTI TIPICI DI SULMONA

Sulmona è famosissima per la produzione dei confetti, uno dei suoi prodotti artigianali più conosciuti in Italia e nel mondo. Per apprezzare la produzione del confetto da visitare è la fabbrica di Confetti Pelino che venne fondata a Introdacqua nel 1783 e poi trasferita a Sulmona nel 1852. Annesso vi è anche il Museo dell’arte e della tecnologia confettiera che 1992, insieme alla fabbrica è stato dichiarato Monumento nazionale.



sulmona sigla provincia AQ, regione Abruzzo.



Recensioni degli utenti
Recensione di B&B Residence Armonia
Sulmona, città dell’Abruzzo.Terra natia del poeta Ovidio, celebre in tutto il mondo per la tradizione secolare dei confetti, Sulmona è un pittoresco comune abruzzese incastonato nel cuore della Valle Peligna, ai piedi del Parco nazionale della Maiella. Si narra che le origini di Sulmona risalgano ai tempi di Troia e che il suo nome sia legato a quello di Solimo, uno dei compagni di Enea. “Città d’Arte e dell’Amore”, Sulmona sembra. Il centro storico della città di Sulmona si estende lungo viale Roosevelt e Corso Ovidio ed è caratterizzato da una forma ovale che racchiude, al suo interno, tutte le principali attrazioni. Dalla Fontana del Vecchio all’escursione a Roccaraso, ecco una lista delle “cose assolutamente da fare e vedere a Sulmona… e nei dintorni”.1. Cattedrale di San PanfiloSituata dinanzi all’area verde di viale Roosevelt, la Cattedrale di San Panfilo è uno dei pochi esempi di alto medioevo a Sulmona. Secondo la leggenda, la Basilica fu costruita sulle rovine di un tempio pagano dedicato ad Apollo e Vesta. A causa di incendi e terremoti, essa venne distrutta e ricostruita più volte. Nel 1706, a seguito di un voto fatto dai sulmonesi salvati dalla peste, fu costruita la Cappella di San Panfilo, il Patrono della città. E’ lì che ancora oggi si trova un reliquiario contenente i resti del Santo.2. Santissima Annunziata Situato lungo Corso Ovidio, il complesso della Santissima Annunziata fu fondato nel 1320 e, nel corso dei secoli, fu un ospedale civile, una scuola pubblica ed un museo. Oggi esso ospita i musei comunali e l’ufficio turistico, oltre ad un’imponente Chiesa dedicata alla Madonna. Una curiosità? Sul cornicione della struttura si celano immagini sia sacre che profane.3. Statua di OvidioIl celebre poeta nacque a Sulmona il 20 marzo del 1943 da una famiglia facoltosa appartenente alla classe equestre. Con i suoi versi e le sue poesie (Amore e Ars Amatoria), Ovidio fece innamorare tantissime matrone romane tra cui anche Livia, la moglie dell’imperatore Ottaviano. Il vero capolavoro furono comunque le Metamorfosi, che regalarono ad Ovidio l’immortalità. In suo onore, nella piazza XX Settembre, i sulmonesi hanno eretto una statua.4. Fontana del VecchioA Sulmona spicca la Fontana del Vecchio, una delle più importanti testimonianze rinascimentali della città. Situata dinanzi l’Acquedotto Medievale, la Fontana del Vecchio prende il nome dalla “testa barbuta” che si trova nella lunetta superiore. Si narra che essa rappresenti Solimo, il mitico amico di Enea fondatore della città. 5. Acquedotto MedioevaleCostruito nel 1256 durante il regno di Re Manfredi, l’Acquedotto cinge Piazza Garibaldi e sembra rappresentare un confine invalicabile del centro storico di Sulmona. 6. Porta NapoliSi tratta di una delle porte storiche della città, così chiamata proprio perché rivolta verso la città partenopea. Nei pressi di Porta Napoli si trova la Chiesa Santa Maria della Tromba, edificata sopra le rovine di un tempio dedicato a Giove. 7. Gustare i confetti di Sulmona La produzione dei confetti hanno una tradizione secolare. La storia di questo particolare dolce sulmonese affonda le radici nel lontano XV secolo. Certificati quali “prodotti agroalimentari italiani”, i confetti di Sulmona non sono solo mandorle travestite da piccoli dessert… sono veri e propri capolavori d’arte! Passeggiando lungo le vie del centro troverete tantissime botteghe colorate piene di mazzi e fiori, rigorosamente fatti con confetti, delle più svariate forme in grado di regalare felicità soltanto a guardarle.8. Transiberiana d’ItaliaOgni domenica mattina, dalla stazione centrale della città parte lo storico treno della Transiberiana d’Italia, l’antica ferrovia che univa le regioni di Abruzzo e Molise attraverso un pittoresco percorso snodato tra le alte vette del Parco della Maiella. Grazie all’associazione LeRotaie ed alla Fondazione FS, oggi è possibile sedere su uno di quei vecchi vagoni e rivivere la magica avventura.9. Cosa vedere nei dintorni di Sulmona: RoccarasoSituata ai piedi dell’Altopiano delle Cinquemiglia, Roccaraso è una meta ambitissima da sciisti, amanti della neve ed appassionati di trekking e natura. Gli impianti dell’Alto Sangro sono tra i più turistici di tutto l’Appennino e gli stessi partenopei considerano Roccaraso la patria sciistica per antonomasia. Pittoresco paese… sia d’inverno che d’estate! Tra i principali posti da non perdere spiccano la Chiesa di Santa Maria Assunta, l’Eremo della Madonna della Portella, il Teatro e le Chiese di San Rocco e San Bernardino. 10. Pasqua a Sulmona con la “Madonna che scappa”La Pasqua, il rito della “Madonna che scappa” si ripete ogni anno nella domenica di Pasqua ed è una rievocazione narrativa dell’incontro tra la Madre di Gesù e il Cristo Risorto.Tutto ha inizio quando la Statua della Madonna, vestita di nero e con un fazzoletto in mano, viene portata fuori dalla Chiesa di Santa Maria della Tomba. Una volta avvistato il figlio Risorto in lontananza, la Madonna inizia la sua corsa per abbracciarlo. Durante i concitati momenti, la Vergine Maria perde il manto nero del lutto e si mostra in una veste verde primaverile, mentre dodici colombe spiccano il volo verso il cielo…
Recensione di B&B Residence Armonia
Badia Morronese (Abbazia di Santo Spirito al Morrone: Abbazia morronese; Abbazia celestiniana) (nella frazione Badia a circa 5 km).Si trova a circa un kilometro da Sulmona.Il complesso architettonico di dimensioni notevoli (119 m x 140 m circa) è circondato da torri a base quadrata ed è costituito da una monumentale chiesa settecentesca e da un imponente monastero articolato intorno a tre cortili maggiori e due minori, racchiusi da una cinta muraria. :Nel fronte vi è un solo ingresso di 3,30 m di larghezza, di architettura palladiana.Fu l'eremita Pietro Angeleri, poi papa con il nome di Celestino V il fondatore dell'edificio religioso; l'anacoreta nativo di Isernia infatti, giunto ai piedi del monte Morrone nel 1241, fece portare a termine l'ampliamento dell'originaria cappella intitolata a Santa Maria del Morrone, promuovendo in seguito la costruzione di una chiesa dedicata allo Spirito Santo.La chiesa fu dotata di un convento dove nel 1293 si ebbe la proclamazione ufficiale dell'edificio come sede dell'abate supremo dell'Ordine dei celestini. Una prima ricostruzione del monastero fu dovuta al re Carlo II d'Angiò (1299; in seguito ci furono un importante abbellimento nel Cinquecento e una ricostruzione dovuta all'evento sismico del 1706. Ridestinato a penitenziario dopo la soppressione degli ordini religiosi del 1807, l'edificio fu sottoposto ad un imponente restauro a partire dal 1997.Il portale d'ingresso, settecentesco, immette nel cosiddetto cortile dei Platani che fronteggia la chiesa, a facciata su due ordini di semi-colonne e un campanile che ricorda quello dell'Annunziata a Sulmona.L'interno è a croce greca con cupola e il portale è internamente sormontato da un bell'organo barocco a intagli, opera di Giovan Battista Del Frate (1681). L'abside custodisce un notevole coro in legno anch'esso di epoca barocca di autore sconosciuto, mentre a sinistra del presbiterio vi è la cappella dedicata ad una nobile e potente famiglia abruzzese, la cappella Caldora, sotto una delle cui arcate vi è il sarcofago di Restaino Caldora-Cantelmo, opera di Gualtiero d'Alemagna (1412). Sulla parete di fondo sono da segnalare gli affreschi quattrocenteschi di Giovanni da Sulmona (Battesimo di Gesù, Ingresso a Gerusalemme, Gesù caricato della croce e Crocifissione).Sotto la chiesa vi è una piccola chiesa a pianta irregolare cui si accede da una gradinata che si apre in un andito del pavimento.Il porticato esterno è a colonne cilindriche. Dal cortile sinistro, chiamato cortile dei Nobili, a forma rettangolare, si passa nel refettorio, secondo il tipico schema monastico secentesco. Scarpa, via Panfilo Mazara 13. Di fondazione duecentesca, fu più volte danneggiata dai terremoti. Con il convento annesso era addossata alla prima cerchia della città. Ha portale gotico, strombato, con lunetta affrescata da una Madonna del latte. L'interno è ad una sola navata in stile barocco e conserva arredi dell'abbazia di Monte morrone, un organo a canne del Settecento e un imponente crocifisso ligneo del XV secolo nella zona presbiteriale, collocato in sospensione.. Eremo di Sant'Onofrio al Morrone6 Eremo di Sant'Onofrio al Morrone (dalla frazione Badia attraverso un sentiero). L'eremo di Sant'Onofrio al Morrone è un edificio religioso posto sulle pendici dell'omonimo monte, nei pressi di Sulmona, risalente al XIII secolo, che custodisce la memoria di Pietro Angelerio (o Pietro da Morrone), il frate eremita che qui visse e che divenne papa nel 1294 con il nome di Celestino V e poi santo. Il complesso è raggiungibile attraverso uno scosceso sentiero sebbene di facile percorribilità che conduce dalla frazione Badia, al margine orientale della Valle Peligna sino alla quota di 620 metri dove è posto l'eremo.Fu voluto da Pietro da Morrone, che qui si ritirò quando si dimise dal soglio pontificio nel 1295 dopo essere stato Papa per soli quattro mesi.L'eremo durante l'ultimo conflitto mondiale subì notevoli danni che ne alterarono l'originaria struttura, sebbene la ricostruzione successiva abbia mantenuto la planimetria dell'edificio con variazioni dell'aspetto esterno.ChiesaAntistante alla chiesa (dimensioni 7,30 x 4,80 m) è un porticato che conduce al piccolo piazzale prospiciente al sagrato. All'interno della chiesa vi sono, sulla parete sinistra, alcuni resti di affreschi del XV secolo che raffigurano il Cristo Re e San Giovanni battista, e alcune pitture posteriori che rappresentano una Madonna con Bambino e Santa Lucia e santa Apollonia.Non è più presente il trittico su tavola del Quattrocento che raffigurava Sant'Onofrio, San Pietro Celestino e il Beato Roberto de Salle (discepolo dell'Angelerio), rimosso nel 1884. Molto bello e di pregevole fattura quattrocentesca è il soffitto in legno. La chiesetta è ricoperta da una volta a botte e presenta al suo interno due altari moderni con Sant'Onofrio e Sant'Antonio abate e sul fondo dell'ambiente si apre un arco che immette nella cappellina dell'oratorio.OratorioVi si trovano alcuni affreschi attribuiti ad un "Magister Gentilis" probabilmente contemporaneo di Pietro da Morrone che raffigurano il Crocifisso con ai lati Maria e san Giovanni; sui due bracci della croce vi sono due angeli, uno che regge una corona di spine, l'altro recante una corona radiata. La lunetta che sovrasta l'opera è dipinta con una raffigurazione della Vergine con Bambino su di un fondo azzurro, mentre nell'altra lunetta di fronte sono rappresentati i busti di San Benedetto (vestito di rosso con un libro chiuso in mano), San Mauro e Sant'Antonio (con tunica gialla e mantello rosso). La volta a botte è di colore azzurro a fondo stellato.Sulle pareti laterali, pregevoli avanzi di dipinti del XIV secolo uno dei quali merita un cenno in quanto raffigura Pietro Celestino nelle vesti di pontefice; il santo indossa una tiara intessuta di fili gialli con veste con cappuccio riversato sul mantello bianco.Al centro è collocato un piccolo altare di pietra bianca che sorregge un crocifisso che, secondo la tradizione, sarebbe stato consacrato dallo stesso Celestino che sostava a Sulmona, in viaggio verso Napoli dopo l'incoronazione.Il corridoio che si apre sul lato destro dell'oratorio raccoglie le aperture delle cellette di Pietro Celestino e del beato Roberto da Salle, in quello che costituiva l'originario nucleo dell'eremo, assieme all'oratorio stesso; in fondo, una nicchia contiene l'affresco di una Crocifissione ed un'altra raffigurazione di Pietro Celestino con le vesti papali. Una rampa di scale conduce agli alloggi del piano superiore, oggi adibiti a sede di ritiri spirituali e alla terrazza da dove i fedeli usano lanciare sassi nel precipizio sottostante, a simboleggiare la volontà di allontanare le tentazioni.Grotta celestinianaEra il luogo dove, secondo la tradizione, Pietro Celestino si ritirava in preghiera; è localizzata nella pietra sottostante la chiesa ed è raggiungibile attraverso una scalinata esterna che si diparte anteriormente al porticato d'accesso. I fedeli usano strofinarsi contro la nuda roccia resa umida dall'acqua che vi sgorga (quella dove avrebbe dormito il santo e che ne conserverebbe l'impronta del corpo), per ottenere guarigione alle malattie reumatiche. Qui giungono, tra l'altro, i pellegrinaggi del 19 maggio, festività di san Pietro Celestino e del 12 giugno, ricorrenza di sant'Onofrio. 7 Santuario di Ercole Curino (a Badia). Il sito archeologico si trova in località Badia, sulle montagne del Morrone tra l'abbazia di Santo Spirito dei Celestini e l'eremo di Celestino V. Gli scavi, iniziati nel 1957, avevano fatto inizialmente supporre la presenza della villa di Ovidio, originario proprio di Sulmo, ma rivelarono poi il sito di un santuario italico, dedicato a Ercole come dimostrano il tipo di materiale votivo rinvenuto e le iscrizioni di dedica. L'epiteto di Curinus o Quirinus era dato anche a altre divinità, come il Giove Quirinus di Superaequum e venne dato in epoca repubblicana. I Romani legavano infatti l'epiteto "Quirinus" con Romolo divinizzato, simbolo dell'unità delle comunità protostoriche che formarono il primitivo insediamento di Roma (Quirinus sarebbe infatti all'origine di curia).Un ampliamento del santuario risale a dopo la fine della guerra sociale (89 a.C.), quando venne ingrandito passando da struttura di carattere locale a grande santuario su terrazze simile al santuario della Fortuna Primigenia a Palestrina o il santuario di Ercole Vincitore a Tivoli, sorti nello stesso periodo.La parte superiore dell'edificio venne sepolta da una frana antica verso il II secolo d.C.; la frequentazione del sito però non si interruppe del tutto, come testimonia l'innesto di una chiesa in epoca cristiana, a ridosso della scalea meridionale che poteva essere un ingresso monumentale, forse usato anche come luogo di riunione per le assemblee locali, sotto la protezione del dio "Curino"I due terrazzamenti del santuario sono stati realizzati in epoche diverse: quello inferiore è più recente, in opus caementicium con un grandioso podio (71 metri di lunghezza) che ospita 14 ambienti coperti da volte a botte; quello superiore, presillano, era chiuso su tre lati da un portico colonnato (restano alcune basi). L'altare, inusitatamente ricoperto da lastre di bronzo, e il piccolo sacello della divinità si trovavano al centro della terrazza superiore. Dal sacello provengono i reperti più importanti del complesso, quali due statue di culto di Ercole, una di bronzo (al Museo archeologico di Chieti) e una marmorea, oltre a una colonnina con 12 versi graffiti, attribuiti a Ovidio.
Recensione di B&B Residence Armonia Sulmona
Percorsi CicloturisticiAbruzzo possiede 46 percorsi di cicloturismo per ammirare le bellezze naturali della Regione, dai tre parchi nazionali (Majella, Gran Sasso e Abruzzo-Lazio-Molise) alle città d’arte, i borghi, le località di mare:- ciclabile Teramo-Mare: dalla città di Teramo, che già merita di suo, si scende verso l’Adriatico seguendo il corso del fiume Tordino e la sua vallata dalle mille meraviglie.- l’Anello di Teramo, 25 km su e giù per le montagne intorno alla città, tagliando alcune valli fluviali molto belle.- la pista in Valle Vomano che segue la cosiddetta “via delle Abbazie”.- le piste del Gran Sasso, dove la montagna richiede ogni energia- Loreto-Giulianova, lungo la ciclabile Adriatica che dall’Abruzzo arriva fino alle Marche e all’Emilia-Romagna.- Casalbordino-Punta Penna, seguendo il percorso di una vecchia ferrovia oggi restaurata.- Teramo-Amiternum, sulla piana aquilana.- Cicloturistica "ZafferanBike" organizzato in estate per lo zafferano DOP, è il prodotto più apprezzato e famoso in questo territorio, per mettere in risalto storia, territorio e tradizioni della provincia dell'Aquila. I comuni interessati al passaggio della manifestazione sono San Pio delle Camere, Carapelle Calvisio, Navelli, Caporciano con la frazione di Bominaco, Tussio, Prata d'Ansidonia e Castelnuovo frazione di San Pio delle Camere.- Sulmona sorge al centro della Valle Peligna, tra il torrente Vella ed il fiume Gizio, ad ovest delle montagne della Majella e del Morrone, che sovrastano la città. E' un vero eldorado per gli amanti delle tranquille pedalate e per gli sportivi appassionati di mountain-bike! Non importa se siete principianti, esperti o professionisti delle due ruote: qui il divertimento è assicurato tra ciclabili pianeggianti a valle, strade forestali in leggera salita e single-trail impegnativi! La Ciclovidia entra nel "Cuore d'Abruzzo".Il Parco della Maiella è ricco di percorsi panoramici, adatti per cicloturisti di ogni livello, anche se molti presentano dislivelli accentuati che si adattano a cicloturisti allenati.Non mancano percorsi meno impegnativi: ad es., la statale 263 che unisce Bocca di Valle a Fara San Martino (23km) e segna il confine orientale del Parco della Majella, non presenta salite di rilievo. Il valico della Forchetta (1270m) é un'altra tradizionale meta ciclistica che collega il chietino al comprensorio di Pescocostanzo, Rivisondoli e Roccaraso. Il Parco si caratterizza per la presenza di numerose carrarecce e strade sterrate che consentono al ciclo-escursionista di raggiungere angoli incontaminati e godere delle bellezze del Parco. I percorsi, ad oggi, non hanno una specifica segnaletica per le mountain bike, è consigliabile visionare la Carta Turistica del Parco e le altre carte disponibili presso i Centri di Visita ed Informazioni, ove è possibile noleggiare una mountain bike, sia per ciclo-escursionisti poco esperti che per percorsi adatti ai professionisti della mountain bike.Alcuni PercorsiSulmona - Pacentro Lunghezza: 5.4 km - Altitudine: 405/698 m - Pendenza media: 4.63% - Tempo di percorrenza: 20' solo andata- Traffico: 3/5 - Paesaggio: 3/5 - Difficoltà: 3/5Si parte da Sulmona dal bivio sulla strada che porta alla frazione di Marane di Sulmona, direzione Pacentro. La salita inizia con dolcezza e presenta, con un breve tratto in discesa. Dopo circa un chilometro la strada sale fino al primo tornante (39x21) e continua per altri cinque tornanti, con tratti d'intermezzo che puntano verso il paese molto ripidi, con alcuni punti quasi pianeggianti ottimi per riprendere fiato. Finita la serie di tornanti la strada sale più o meno rettilinea fino al paese. Per circa un chilometro e mezzo si hanno pendenze rilevanti (39x23). Il sole e il vento rendono tutto più difficoltoso.Sulmona - Pacentro - Passo San Leonardo Lunghezza: 19.0 km - Altitudine: 405/1282 m -Pendenza media: 4.6% - Tempo di percorrenza: oltre 1h solo andata - Traffico: 2/5 - Paesaggio: 4/5 - Difficoltà: 4/5Si parte da Sulmona dal bivio sulla strada che porta alla frazione di Marane di Sulmona, direzione Pacentro (20'), appena arrivati in paese si svolta a sinistra per Passo San Leonardo. Le pendenze della salita sono medio-alte (39x21). Occorre rifornirsi d’acqua, non ci sono fontane, e l'ombra scarseggia. Arrivati a Pacentro. La strada sale con due serie di ripidi tornanti alternati con lunghi rettilinei (variazioni nelle pendenze, anche picchi attorno al 10%).Il percorso La MaiellaE' uno dei più importante gruppi dell’Appennino Centrale. Si parte da Sulmona, seguendo le indicazioni per Popoli, si prosegue sulla S.S.17 dell’Appennino Abruzzese e Appulo Sannitico, raggiungendo, il bivio per Pratola Peligna . Si continua per la S.S.5 Tiburtina-Valeria: l'antico tracciato delle due strade romane (via Tiburtina, da Tibur -Tivoli), che conduceva da Roma a Tivoli. Dopo Popoli, all’imbocco delle gole Tremonti, la strada procede di pari affiancata all’autostrada A25, nella Valle del Pescara, fino quasi alla costa. Quasi in corrispondenza del confluire, da sinistra, del fiume Tirino, la strada si allarga e, passato lo svincolo per la Stazione Bussi della A25, si stacca sulla destra la strada che sale a Tocco da Casauria. Si prosegue fino a lambire del Piano, ed inizia la parte forse più difficile del tracciato percorrendo la S.S.5, lungo il fiume Pescara. Attraversato il fiume Orta in prossimità di Piano d’Orta, si giunge a Scafa, termina la parte più facile dell’itinerario. Poco oltre, si lascia la S.S.5 per seguire a destra le indicazioni per Lettomanoppello. Qui si inizia a salire, direzione Passo Lanciano, ad un bivio si gira a destra per prendere la S.S. 614 per Roccamorice e il Blockhaus, come il percorso della tappa del Giro del 1992. Strada tutta in salita per raggiungere la quota massima nei pressi di una nuova biforcazione dove, lasciata la S.S.614 dopo una curva netta a destra, inizia la discesa verso Roccamorice, posta su uno sperone roccioso. Una sosta è obbligata, per riposarsi e godersi uno strepitoso panorama che si spinge da un lato verso il massiccio della Maiella, da cui spicca il Monte Amaro, dall’altro lato fino alle Tremiti e la costa dalmata. Si continua per il centro del paese, lasciando la statale e tenendo la sinistra per San Nicolao fino al Valico Macere Piane, da dove si scende per andare nei pressi di Sant’Eufemia a Maiella. Imboccatala a sinistra, si raggiunge il Passo San Leonardo, ultima fatica. Dopo Pacentro, una serie di cinque tornanti in discesa ci riportano brevemente a Sulmona.Sulmona - Campo di Giove - Passo S. Leonardo Lunghezza: 55 km (andata e ritorno) - Quota di partenza e di arrivo: 405m - Quota massima: 1282 m - Pendenza media: 4.4% -Tempo: 2 h circa - Difficoltà: media. Percorso ad anello, che si può però fare anche solo fino a Campo di Giove. Si parte dal Cimitero di Sulmona con un falsopiano di circa 5 km con una lunga salita. Dopo una decina di minuti si arriva ad un bivio, si gira a destra proseguendo per Cansano (con pendenze più impegnative). Continuando si supera un piccolo ponticello e si prosegue per un lungo tratto quasi rettilineo e del tutto ombreggiato. La strada poi diventa più tortuosa con una serie di curve e tornanti. Si arriva a Cansano, poi si prosegue verso Campo di Giove attraverso una fitta boscaglia, con pendenze meno dure, finisce l’ombra del bosco e inizia un lungo tratto di sole e vento. Dopo circa un’ora, la strada si inerpica nel bosco per arrivare a Campo di Giove. Superata la piazza del paese si prosegue per Passo S. Leonardo e per Caramanico Terme. Si affronta una ripida ma breve discesa, con discrete pendenze e si arriva a Passo San Leonardo (1282 metri). Qui la Maiella ed il Morrone offrono uno scenario splendido. Si può tornare a Sulmona proseguendo in discesa verso Pacentro (dopo il bivio si incontra una fontana con acqua freschissima). Occorre far attenzione alla strada, per i possibili sassi caduti sulla carreggiata e al fondo sconnesso dell’asfalto in alcuni tratti.Sulmona PianeggianteSi parte dalla Stazione di Sulmona per Pratola Peligna - Bussi - Torre de Passeri .....

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